
Venerdì 8 marzo 2019, alle ore 18, presso gli spazi del MICRO (viale Mazzini 1, Roma) l’artista e architetto Barbara Lancieri presenterà al pubblico romano una mostra riguardante l’Africa e i suoi colori. Barbara Lancieri propone un viaggio artistico ma anche solidale: la vendita dei suoi dipinti contribuirà alla raccolta fondi a favore di Happy Family Grajau, una onlus che opera in Italia sostenendo i reparti pediatrici degli ospedali, mentre all’estero supporta attivamente le missioni delle Suore Dorotee di Don Luca Passi. Il ricavato de “I colori dell’Africa” verrà destinato ai progetti della onlus in Congo.

Fondamentale, per il concepimento di tale iniziativa, sono i diversi viaggi legati alla sua esperienza di volontariato. L’artista riflette le emozioni provate in queste esperienze nei suoi dipinti, che sono ispirati alla natura, ai colori caldi della savana e del sole, proponendoci una sua visione personale dello scenario Africano.

“Il tornare a casa porta sempre con sé la voglia di fare qualcosa, anche di piccolo”

Nella mostra ci troveremo dinanzi ad opere aventi uno stile personalissimo, che riescono a darci una visione della vita in modo differente.
L’artista, grazie ai suoi dipinti, ci permette per qualche momento di osservare con i suoi occhi, osservare ciò che lei stessa ha visto, dandoci una visione di quest’Africa a lei tanto cara, così che, entrando in quella sala, lo diventerà anche per noi.
Lo scenario tocca così nel profondo l’animo di Barbara Lancieri da stimolare il desiderio di dare un contributo concreto alla popolazione e al suo ambiente tramite lo strumento universale per eccellenza: l’arte. Mostrando l’incredibile bellezza della sua musa ispiratrice, l’artista crea un legame indissolubile tra le sue opere e L’Africa.

Ma scopriamone di più con l’intervista che gentilmente Barbara Lancieri ci ha rilasciato :
Quando ha cominciato a percepire se stessa non solo come architetto ma anche come pittrice ?

Fin da piccola ho sempre amato disegnare e dipingere. Sono cresciuta con la certezza di fare la veterinaria, senza mai abbandonare la passione per il disegno, fino a quando durante il liceo una cara amica di famiglia (ai tempi pittrice quotata e stilista affermata), vedendo i miei disegni mi chiese appena terminato il liceo di trasferirmi a Milano per collaborare con lei.Da quel momento la scelta di scegliere una facoltà che avesse affinità con il disegno. Dopo un paio di mesi a New York frequentando un’ Accademia di Belle Arti, mi iscrissi alla facoltà di Architettura, con l’obiettivo di conseguire una laurea per poi iscrivermi ad un corso specializzato e dedicarmi totalmente alla pittura. Naturalmente, trattandosi di una facoltà non brevissima, una volta laureata e conseguito l’esame di stato, ho iniziato la libera professione con passione. Il disegnare ed il dipingere sono comunque rimasti una costante.
Cosa l’ha spinta a proseguire con tele e colori?

Sicuramente il piacere di farlo e l’entusiasmo delle persone che vedendo alcuni miei quadri, spesso mi hanno detto “perché non ti metti a dipingere?”
Perché ha iniziato a fare volontariato?

La mia esperienza di volontariato è legata al mio viaggio in Namibia per stare a diretto contatto con animali selvatici, vittime di abbandoni, sottratti al bracconaggio, feriti e cresciuti in cattività. Lo scopo è tentare di reinserirli nel loro habitat naturale e nei casi in cui riescono a procacciarsi cibo autonomamente, concedergli la libertà. Sono partita spinta da un “mal d’Africa” e da un amore per gli animali- oserei dire -“scritto nel mio dna”. Tornare in Africa mi ha avvicinato molto anche al popolo africano e sono stata rapita dai sorrisi dei loro bimbi. Molte strutture di accoglienza, scuole, asili, ospedali, anche semplici pozzi sono frutto del lavoro di volontari.
Il tornare a casa porta sempre con sé la voglia di fare qualcosa anche di piccolo, e da qui l’idea di devolvere ad Onlus il ricavato della mostra.
Ci racconti qualche risultato importante raggiunto con il suo progetto…

Certamente il risultato più importante ad oggi è di grande soddisfazione personale: quello di averlo pensato e realizzato. Spero vivamente che da un desiderio personale si possano realizzare dei progetti concreti, supportati da Happy Family Grajau, dopo la mostra.
E qual è un progetto non ancora realizzato?
Ne ho diversi in mente e nel cuore, con la certezza di ritornare in questi paesi, esplorando ulteriormente, viaggiando non da semplice turista ma cercando di dare un contributo pratico, arricchendomi personalmente e professionalmente.

Cosa prova mentre crea? E cosa la stimola creativamente?
Sicuramente mi dà pace, trovo fortemente rilassante riflessivo e contemplativo l’atto del dipingere. Partendo dal rappresentare fotografie, l’idea di un quadro nasce da un’ immagine che mi colpisce, dal soggetto che voglio rappresentare, spesso anche alla persona a cui il quadro sarà destinato. I colori stessi creano in me emozioni e spesso vengo anche ispirata dai materiali che vorrei sperimentare.
– Il suo percorso artistico è stato ispirato da particolari episodi vissuti in Africa?
Chiaramente si, dalle emozioni.




– C è un messaggio implicito nelle sue opere ? Cosa vuole trasmettere?
Onestamente no, quando dipingo mi lascio andare semplicemente, forse me stessa.
– Quali sono gli elementi cardine della sua ricerca artistica?
Coltivare una passione e mettermi alla prova.

– Progetti per il futuro?
Non mi dispiacerebbe continuare questo percorso artistico in modo predominante nella mia vita.
– Quali aspettative ha da questa mostra?
Spero che venga raggiunto l’obiettivo, quello di raccogliere fondi per realizzare progetti didattici in Congo attraverso l’impegno della Onlus Happy Family Grajau e che i miei quadri piacciano.

– C’è qualcosa che vorrebbe lasciare detto a chi leggerà queste parole?
Credo che sia importante nella nostra vita riuscire a fare quello che davvero si sente, a volte avere il coraggio di cambiare anche il proprio cammino, guidati davvero da se stessi e non solo da quello che ci ruota intorno. Almeno tentare. Basta spostarci un attimo da dove siamo e tutto diventa relativo: quello che qui sembra essere fondamentale spesso non appaga, è legato a cose effimere e purtroppo ad apparenza. Avere il giusto equilibrio delle cose e rendersi conto dell’enorme ricchezza che si riceve nel dare a chi più ha bisogno.

-Beatrice Ciotoli-